Le pazienti raccontano

Il racconto di Piera

Contattaci gratuitamente al nostro numero verde

Iscriviti alla Nostra Newsletter
Email

La fiamma mai spenta

progetto (4K)

Sono una donna come tante,mamma,lavoratrice che per diletto ama dipingere e fare sport.
Nella mia pur difficile vita, non avevo mai provato niente di così terribile,come quello che accadde quando un mattino di febbraio del 2001 scoprii di avere un tumore al seno.

C'era già stato un caso in famiglia e quindi allertata fin dall'età di ventuno anni andavo regolarmente a fare dei controlli presso il centro oncologico della mia città. Nel 1999 scoprii di avere un nodulo alla mammella dx e in quella occasione furono eseguiti tutti gli esami di routine e alla fine dello stesso giorno mi dissero che non era niente di grave sarebbe bastato che continuassi a tenere il nodulo sotto controllo. E così feci.

Il 14 febbraio del 2001,recandomi ad uno dei soliti controlli trimestrali ricevetti il mio bel regalo di san valentino. Il nodulo in tre mesi, data a cui risaliva l'ultima mammografia, si era trasformato in un carcinoma e doveva essere immediatamente asportato.

Sentii gelarmi il sangue nelle vene ed il mio cuore cominciò a battere lentamente. Mi resi conto della gravita' della situazione, ma non capivo e non sapevo in quale tunnel mi sarei ritrovata da li a poco.

Mi fu consigliata dagli stessi sanitari che mi avevano diagnosticata la malattia, di rivolgermi ad un medico chirurgo che svolgeva la propria attività in quello stesso ospedale. Fu fissata la data dell'intervento. Ero un automa. Vissi quei giorni intontita come se tutto quello che stava accadendo fosse rivolto a qualche altra e non a me.

Alla vigilia dell'intervento con forza e coraggio dissi a me stessa che presto tutto sarebbe finito ed io sarei tornata ad essere la donna di sempre,allegra,ottimista. Dopo tutto era solo un nodulo. Ma non fù così'.

Al risveglio dall'intervento scoprii con orrore che poichè il nodulo era troppo grande,avevano dovuto asportare tutta la mammella. Non protestai. Alzai la mano sinistra per poggiarla sul seno dx,ma toccai solamente un mucchio di garze. Poco dopo mi resi conto di come ero stata gravemente mutilata. Mi fu detto che c'era il rimedio ma dovevo attendere un anno dall'intervento di mastectomia radicale per potere fare la ricostruzione.

Nell'immediato iniziai la chemioterapia. Nei mesi successivi non osavo piu' guardarmi allo specchio,il corpo deturpato,i capelli completamente caduti. Mi sentivo un mostro.

Nonostante tutto avevo la forza di ironizzare e sorridere. Ero viva,avevo una protesi esterna attaccata al reggiseno una bella parrucca ed intanto inghiottivo le lacrime che ormai scendevano senza controllo.

Cominciai a sentirmi meglio quando una mattina toccandomi la testa mi accorsi che i capelli stavano ricominciando a ricrescere. Non stavo più nella pelle per la gioia.ora che c'erano di nuovo i capelli dovevo pensare al mio seno.
Tornai dal chirurgo che mi aveva operato che mi disse che dovevo aspettare altri sei mesi.

Capita l'antifona ,senza perdermi d'animo,consultai altri chirurghi esperti in chirurgia plastica della mammella, con notevole dispendio di tempo e denaro. Ma ogni volta la risposta era sempre la stessa:il mio era un caso diverso dagli altri,ero stata privata dei muscoli pettorali piccolo e grande pettorale e quindi non avrei avuto nessuna possibilita' di essere sottoposta ad un intervento ricostruttivo con impianto di protesi. Il momento di maggior sconforto fu quando andai per una ennesima visita da un noto chirurgo che mi disse con crudezza che non poteva fare nulla perchè il risultato sarebbe stato "una schifezza peggiore di quella che era la situazione attuale"(sue testuali parole).

Non potei fare a meno di sentirmi disprezzata considerando che quella "schifezza" ero io.
Non mi sentivo più una donna. Tutte le speranze che avevo nutrito fino a quel momento furono spazzate via. Mi ci vollero settimane per riprendermi.

Ancora oggi ,ricordo con orrore quelle parole e rivedo il volto di colui che con noncuranza le pronunciò.
A quel punto decisi di emigrare a Milano. In tutto questo peregrinare provavo un profondo disaggio. Mi sentivo una mendicante.

Ero sempre stata una donna molto orgogliosa, ma mi ritrovavo a piangere senza alcun ritegno ,avevo perso la dignità ,oltre il mio seno. Non sapevo più chi ero.
Ma dentro di me la fiammella della speranza non si era ancora spenta.
Purtoppo il mio giro a Milano fu infruttuoso,mi furono dette le stesse cose che avevo sentito a Palermo, anche se con modi più gentili.

Tornata a casa realizzai che dovevo rassegnarmi alla mia sorte di mutilata. Ero, comunque, viva e non potevo pretendere di più. Il buon Dio ,però, non si era dimenticato di me. Un anno dopo per un caso fortuito,ricevetti un invito a partecipare ad un incontro scientifico dove si sarebbe parlato della ricostruzione della mammella. In quella occasione conobbi il chirurgo dr. Filippo di Benedetto. Andai a trovarlo una settimana dopo per farmi visitare ed egli mi disse molto serenamente che mi avrebbe fatto l'intervento che tanto desideravo.

Affrontai con gioia la ricostruzione con un inserimento di protesi del seno dx e contestualmente di mastopessi del seno sx.Tutto andò a meraviglia.

Adesso amo guardarmi allo specchio,apprezzo il mio nuovo seno ma sopratutto ho ritrovato la mia integrità fisica e psichica.
Alle donne che come me si trovano a vivere la terribile esperienza di avere un tumore voglio dire di non arrendersi mai. La vita e' un'avventura meravigliosa e anche quando tutto sembra perduto, all'improvviso può accadere che qualcuno o qualcosa ci aiuti. Ai sanitari, in un momento in cui si parla tanto di umanizzazione degli ospedali,voglio ricordare che la sanita' è un servizio per i fragili e i fragili hanno diritto ad essere accolti e trattati con dignità e competenza

Piera