Seno, troppo poche
le ricostruzioni
estetiche
- TROPPO POCHE LE RICOSTRUZIONI ESTETICHE
- LA DONNA DECIDE
- FEMMINILITÀ CONSERVATA
- LA MAMMELLA CONTROLATERALE
- RICOSTRUZIONE DI AREOLA E CAPEZZOLO
Risultati di uno studio pubblicato
sulla rivista americana Jama
"Seno, troppo poche
le ricostruzioni estetiche"
L'asportazione di una parte o di un'intera mammella a causa di un tumore è un evento traumatico, ma, almeno in parte, le conseguenze psicologiche possono essere attenuate dalla chirurgia ricostruttiva, che consente a una donna di sentirsi meno mutilata e di condurre un'esistenza praticamente normale.
l'intervento è gratuito , ma il numero delle pazienti che chiedono o che comunque accedono alla ricostruzione è molto limitato.
Tra le cause della scarsa diffusione dell'intervento ci sarebbero motivi di ordine culturale e comportamenti errati dei medici, troppo poco attivi nell'informare le proprie pazienti sulle potenzialità e sui rischi della ricostruzione.
Gli autori, chirurghi del Chase Cancer Center di Filadelfia, che pure riportano un tasso di ricostruzioni pari al 38 per cento delle donne operate nel loro centro, hanno chiesto a circa 650 pazienti di spiegare se e quanto erano state informate al momento della comunicazione della diagnosi. Dai risultati è emerso che, nonostante il 78 per cento delle donne avesse parlato con il chirurgo di questa possibilità, solo una su dieci era stata informata in modo esauriente. In particolare, tre quarti del campione credeva che l'impianto di una protesi pregiudicasse in qualche modo la diagnosi di eventuali ricadute, un motivo più che valido per non richiedere l'intervento. Molte donne poi ritenevano che l'inserimento di una protesi fosse in qualche modo sconsigliato o giudicato negativamente dagli stessi chirurghi.
Questo ultimo elemento dipende anche dal fatto che esistono diverse tecniche, ognuna delle quali presenta limiti e vantaggi ed è più o meno consigliabile a seconda della situazione specifica. "Le modalità principali sono tre. Nella prima la ricostruzione è immediata, cioè si effettua contemporaneamente alla mastectomia. Si inserisce una protesi definitiva e spesso viene anche fatto un piccolo "ritocco" della mammella opposta, al fine di avere una simmetria migliore. L'intervento viene eseguito in anestesia generale. In circa sei pazienti su dieci è poi necessario un secondo intervento in anestesia locale, per ricostruire l'areola e il capezzolo . Il secondo tipo di intervento è la cosiddetta ricostruzione con espansore: si tratta di una protesi temporanea, che serve soltanto per distendere la cute e permettere il posizionamento della protesi definitiva in un secondo tempo. "Questa tecnica, almeno da noi viene usata meno spesso, perché prevede sempre un secondo intervento".
L'ultimo metodo a disposizione dei chirurghi plastici è la ricostruzione mammaria con un lembo di un muscolo cutaneo ricavato dalla parete addominale, al di sotto dell'ombelico. In questo modo si può assicurare un risultato più duraturo rispetto all'impianto di una protesi, ma l'intervento non può essere eseguito in tutte le pazienti, perché è molto più impegnativo, dura circa 4-5 ore, richiede un ricovero di almeno una settimana e un periodo di riposo postoperatorio di circa un mese, e lascia anche una cicatrice al livello dell'addome un po' più lunga di quella di un taglio cesareo.
In generale, comunque, il bilancio è positivo: "La maggior parte delle donne cui viene fatta una ricostruzione è felice di potersi vestire normalmente, indossare un costume da bagno o praticare un'attività sportiva. In genere, inoltre, sono le stesse pazienti che chiedono qualche miglioramento o piccolo ritocco (fatto in anestesia locale, l'impianto di una protesi contribuisce in modo significativo a migliorare la qualità della vita, a fronte di rischi conosciuti e comunque non gravi".
